FAQ - Informazioni sul metodo usato
- Cos'è l'ipnoterapia
- Cosa è l'ipnosi clinica?
- Chiunque può “fare l’ipnosi”?
- Ci sono controindicazioni all'uso dell'ipnosi in psicoterapia?
- L’ipnosi può aiutare a regredire nelle vite passate?
- È vero che l’ipnosi serve a trovare la causa nel passato di un problema?
- È vero che durante l’ipnosi la persona fa o dice cose che nella “veglia” non farebbe o direbbe?
L'ipnoterapia consiste in un trattamento psicoterapeutico in cui è fondamentale l'utilizzazione delle trance ipnotiche per scopi curativi, siano esse stati modificati di coscienza spontanei, autoindotti o indotti da un ipnotista
L'ipnosi clinica si fonda sull'aumentata capacità del soggetto di essere responsivo alle suggestioni dell'ipnotista. Perlopiù viene utilizzata per favorire un processo di guarigione in ambito medico (sindromi algiche, medicina dello spoist, dermatologia, ostetricia e ginecologia, odontoiatria, psicosomatica, medicina delle emergenze). In questo ambito infatti le suggestioni hanno spesso un immediata ricaduta benefica (la dimensione psico-somatica dell'ipnosi) e si dimostrano quindi essere ottime tecniche psicologiche da "affiancare" a quelle mediche.
L’ipnosi clinica, e quindi anche e soprattutto l’ipnoterapia, deve per legge essere effettuata da un medico o uno psicologo che deve essere iscritto al proprio Ordine Professionale, ed essere abilitato all’esercizio della psicoterapia. I corsi che propogono a persone non laureate e non iscritte agli Ordini Professionali dei Medici, degli Odontoiatri, e degli Psicologi di imparare le tecniche ipnotiche e di diventare esperti ipnotisti (spesso con titoli come "Master in comnunicazione ipnotica") fanno un grave danno ai futuri pazienti.
No. Persino nelle sindromi dissociative, che per caratteristiche formali e sostanziali sono “simili” all’ipnosi, l’ipnoterapia non presenta controindicazioni. Al contrario proprio perché parla “lo stesso linguaggio dei sintomi” molto spesso risulta più efficace nel comprendere e affrontare i problemi psicologici.
No. Quella della “regressione nelle vite passate” è un deragliamento verso il pensiero magico, e quindi nella patologia, di chi la propone in questa sua veste “da baraccone”. La “regressione nelle vite passate”, e cioé l'utilizzazione della trance ipnotica per ricordare episodi e vissuti di una vita precedente a questa crea solo confabulazioni e falsi ricordi.
L’idea che l’ipnosi possa essere utile a svelare la vera causa (spesso traumatica) di un problema è vera e fondata, tuttavia spesso questo processo di “abreazione e catarsi” non è affatto curativo ne’ tanto meno risolutivo per cui l’ipnosi risulta molto più utile nel “vedere e rivedere” scene passate, anche quelle consciamente “dimenticate”, per poterle elaborare ad un livello emozionale e tacito.
No. Non è vero. La persona non fa cose che vanno contro la propria morale, e non dice niente che non voglia far sapere. Tuttavia è vero che in trance ipnotica la persona può fare alcune cose “senza rendersene conto”, ma questi sono fenomeni comportamentali assolutamente normali (anche nello stato di veglia cosciente facciamo molte cose “sovrappensiero” e in modo automatico). Ed è anche vero che il soggetto può rispondere in modo “non consapevole” ad alcune domande (ma anche questo è un fenomeno normale, soprattutto quando stiamo eseguendo più compiti contemporaneamente o quando siamo “sopraffatti” da un’emozione per cui ad esempio “diciamo cose che non avremmo voluto dire”).